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GATSBY, L'ETA' DEL JAZZ E DELLA PAURA

  • Andrea Comincini
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Chiunque pensi al "Grande Gatsby", il famoso romanzo di Francis Scott Fitzgerald pubblicato nel 1925, si ritrova immediatamente catapultato non solo tra le pagine di un libro, ma in un’epoca di lusso, musica e lustrini. La celebre età del jazz (1918-1928) è nel nostro immaginario ancora il simbolo della spensieratezza, dei balli sfrenati e dello sfarzo.

Quel decennio infatti è spesso considerato dagli storici una parentesi felice, preceduto dalla

fine della prima guerra mondiale – il primo esperimento di morte su vasta scala – e il crollo

di Wall Street, in un ordinario giovedì nero del 1929 quando l’America scoprì il silenzio che

accompagnava le sale vuote e i locali alla moda: non perché ci si era stancati di ballare, ma

perché frugando nelle tasche mezza popolazione si era impoverita. Anni difficili dunque,

frustranti, anni da dimenticare: è questo il filo conduttore che si srotola nel magico

decennio della musica venuta da New Orleans. Il desiderio di dimenticare gli orrori appena passati e in qualche modo la consapevolezza di dover salutare presto, molto presto, la gioia di nuovo rinata fra i vivi. La gioventù spezzata, la generazione perduta nelle trincee può provare a recuperare il tempo perduto, liberare le energie, riallacciare le fila di una esistenza la quale nel frattempo, se non si era spezzata, parecchio si era ingarbugliata.

Il lusso è psicologicamente lo strumento con il quale Jay Gatsby ammalia i suoi ospiti. Lo

scintillio non è solo dei lustrini, ma attraversa l’aria. Una atmosfera elettrica, in cui le

vibrazioni sonore si fondono con i passi ritmati dei ballerini, le percussioni, i fiati, il rombo delle auto scintillanti. Gli anni dell’età del jazz, immortalati anche nei primi due romanzi e in vari altri racconti di Fitzgerald, custodiscono quel rinnovato stupore per la vita libera dal sangue e dalla crudeltà, ma nascondono -fino a svelarsi alla fine del suo romanzo-manifesto- l’illusione che il mondo posso ritrovare la sua ingenuità e la sua purezza. Rifugiarsi in un infinito presente fatto di ebbrezza per ricostruire il futuro è l’impossibile agognato, i protagonisti letterari e quelli della vita reale se ne renderanno conto in poco tempo.

C’è comunque un altro aspetto da evidenziare, perché può aiutarci ad uscire fuori dalle facili schematizzazioni e comprendere meglio la poliedricità della cultura americana e soprattutto a non definire in maniera univoca i ruggenti anni Venti del Novecento.

Cosa è accaduto veramente in quel decennio in suolo americano, e nel mondo? Possiamo

davvero registrare in modo univoco quegli anni come una età di spensieratezza? La realtà ci dice ben altro e racconta di manifestanti bruciati vivi con il cherosene come nel massacro di Ludlow, o di arresti, processi farsa, esecuzioni sommarie a scapito di tanti

sindacalisti e anarchici. Esemplari i casi di Andrea Salsedo (defenestrato il 5 maggio del 1920) o di

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti (uccisi sulla sedia elettrica nel ’27) sono solo alcuni

dei nomi più noti che hanno pagato con la loro pelle l’isteria collettiva di quegli anni. Le

contraddizioni interne al sistema non venivano risolte ma evitate, aggirate, con

l’oppressione da una parte e tramite risposte sbagliate dall’altra. Insomma, la

musica si alzava in cielo ma non poteva coprire all’infinito le grida e la sofferenza di chi restava escluso da feste e vestiti alla moda. Gli anni dell’età del jazz non sono stati soltanto spensieratezza tra due guerre, ma

avevano già al loro interno una tensione profondissima e inquietante. Mentre la ricchezza

veniva spartita in maniera iniqua ed era riservata ad una élite rapace e conservatrice,

l’America profonda arrancava e si spezzava la schiena. Con il crollo di Wall Street e la

Seconda guerra mondiale il sogno si infranse per tutti, lasciando una società a pezzi e

tutta da ricostruire.

Jay Gatsby osserva la villa dell’amata dall’altra parte della baia, sperando di ingannare

la vita e riprendersi i suoi sogni, i sogni di una generazione perduta: la realtà gli fa capire, a lui e al suo creatore immerso in una malinconica "cupio dissolvi" accanto alla moglie Zelda, che dietro maschere e lustrini le contraddizioni più profonde della società

americana avrebbero segnato definitivamente la sua storia personale e quella dell’intero popolo americano.

Andrea Comincini

 
 
 

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