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DOUGLAS ADAMS, L'UOMO CHE INSEGNO' ALL'UNIVERSO A RIDERE

  • Luca Ceccarelli
  • 30 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Esiste un numero. Un numero che chiunque abbia sfiorato anche solo marginalmente il mondo della fantascienza umoristica conosce a memoria: 42. Non serve spiegarne il contesto a chi ha letto "Guida galattica per gli autostoppisti". A tutti gli altri, basti sapere che quel numero rappresenta, secondo Douglas Noel Adams, la risposta definitiva alla Domanda Fondamentale sulla Vita, l'Universo e Tutto Quanto. Il fatto che nessuno sappia esattamente quale sia la domanda è, naturalmente, tutto il punto.

Adams, più che uno scrittore di fantascienza, è stato un filosofo travestito da comico, un umanista che usava le astronavi come metafore, un britannico profondamente convinto che l'universo fosse fondamentalmente assurdo e che questa fosse, in fondo, una buona notizia


Una vita cominciata sotto il segno dell'ironia

Douglas Adams nasce l'11 marzo 1952 a Cambridge, in Inghilterra. Fin da bambino dimostra un'intelligenza fuori dal comune e una passione divorante per la scrittura. Studia alla Brentwood School nell'Essex, dove un insegnante di inglese, tale Frank Halford, lo incoraggia con entusiasmo a scrivere. Adams lo ricorderà sempre come uno dei momenti fondativi della sua vocazione letteraria.

Nel 1971 entra al St. John's College di Cambridge, dove si laurea in letteratura inglese. Ma è il suo coinvolgimento con il Cambridge Footlights, il celebre club di cabaret universitario, a segnare il suo destino. È qui che Adams affina l'arte della comicità che non si limita alla battuta fine a se stessa ma costruisce interi edifici narrativi sull'assurdo.

Dopo la laurea, Adams trascorre qualche anno in difficoltà econo; il momento di svolta arriva grazie a una collaborazione con Graham Chapman dei Monty Python, per il quale scrive alcuni sketch. L'influenza del gruppo sul suo stile sarà evidente e dichiarata.

Muore improvvisamente il 11 maggio 2001 a Santa Barbara, in California, per un attacco cardiaco mentre è in palestra. Aveva quarantanove anni. L'universo, evidentemente, aveva ancora molto da spiegare e da spiegargli.

La radio, la televisione e il grande salto

Prima di diventare uno scrittore di culto, Adams è stato soprattutto un uomo di radio. Ed è proprio dalla radio che nasce il suo capolavoro.

Nel 1978, la BBC Radio 4 trasmette la prima serie di "The Hitchhiker's Guide to the Galaxy". Il format è quello del radiodramma comico, ma il contenuto è qualcosa di inedito: la Terra viene demolita per far posto a un'autostrada iper-spaziale; il protagonista Arthur Dent, il classico inglese medio, si ritrova a vagare per la galassia con il suo amico alieno Ford Prefect, collaboratore della "Guida Galattica", una sorta di enciclopedia per viaggiatorispaziali. con pochi mezzi e molta curiosità.

Il successo è immediato e clamoroso. La serie radiofonica viene replicata più volte, adattata, ampliata. Poi nel 1981 arriva la trasposizione televisiva, sempre per la BBC. La serie TV, pur con i limiti dell'epoca, riesce a catturare lo spirito anarchico e surreale del materiale originale e contribuisce a trasformare Adams in un fenomeno transmediale ante litteram. Arriverà anche il film nel 2005.


La bibliografia: un universo in cinque libri (più uno)

Ma ovviamente è il passaggio alla carta stampata e alla versione letteraria della Guida nel 1979 che consolida definitivamente la fama di Adams. La trilogia in cinque parti, come lui stesso amava definirla con tipica ironia, comprende:

-Guida galattica per gli autostoppisti (1979)

-Il ristorante al limite dell'universo (1980)

-La vita, l'universo e tutto quanto (1982)

-Addio, e grazie per tutto il pesce (1984)

-Praticamente innocuo (1992) A questi si aggiunge il postumo -E un'altra cosa... (2009), scritto da Eoin Colfer su incarico della vedova di Douglas. Parallela alla Guida, Adams sviluppa la serie di Dirk Gently, detective olistico convinto che tutto nell'universo sia connesso a tutto il resto, principio che usa per risolvere casi impossibili con metodi altrettanto impossibili. I romanzi "Agenzia investigativa olistica di Dirk Gently" (1987) e "Il salmone del dubbio" (postumo, 2002) mostrano un Adams più maturo, capace di intrecciare umorismo e riflessione filosofica con ancora maggiore sofisticazione.


I padri spirituali: da dove viene quel genio? Nessun autore nasce nel vuoto; Adams è stato sempre generoso nel riconoscere i propri debiti culturali.

Il primo nome da fare è quello di P.G. Wodehouse, il maestro assoluto della narrativa comica britannica. Da Wodehouse, Adams eredita la capacità di costruire frasi che sono, in sé, piccoli capolavori di architettura umoristica: la battuta non è nella parola singola, ma nella struttura della frase, nel ritmo, nell'attesa creata e poi delusa.

E poi altri due maestri: Jerome K. Jerome, autore di Tre uomini in barca, che rappresenta un antecedente importante per la capacità di far ridere dell inadeguatezza dell'uomo comune di fronte alle circostanze della vita, e G.K. Chesterton, con il suo gusto per i paradossi filosofici travestiti da intrattenimento popolare.

Fondamentale è poi l'influenza dei Monty Python, con cui Adams collaborò direttamente. Il loro folle umorismo è il DNA della "Guida Galattica".

Non si può non citare Kurt Vonnegut, l'americano che per primo aveva portato la fantascienza in un territorio di satira e riflessione esistenziale. Mattatoio n. 5 e Le sirene di Titano mostrano un universo indifferente all'umanità con una risata amara che Adams trasformerà in qualcosa di più giocoso ma non meno acuto.

Perchè Adams è necessario

L'eredità di Douglas Adams è enorme e ramificata, e continua a produrre frutti: Terry Pratchett, Neil Gaiman, Eoin Colfer e John Scalzi hanno raccolto il testimone (Pratchett e Gaiman collaborando anche direttamente con Adams) e hanno continuato a scrivere opere fantascientifico-cosmologico-umoristiche di altissimo livello. Ma ancora più importante è il lascito artistico do Adams: in un'epoca di crisi climatica, disinformazione e algoritmi che decidono cosa pensiamo, la sua lezione rimane straordinariamente attuale. La sua Guida era, in fondo, una metafora di internet prima che internet esistesse: uno strumento potenzialmente onnisciente, gestito da editori incompetenti, pieno di informazioni inutili e di pubblicità, ma capace occasionalmente di dirti esattamente quello che ti serve sapere, anche se non capisci bene come usarlo.

Adams nella sua "Guida galattica per gli autostoppisti" ci ha insegnato che l'universo non ha obblighi nei confronti della nostra capacità di comprenderlo, che la risposta a tutto potrebbe essere un numero privo di contesto, e che la cosa più sensata da fare di fronte all'incomprensibile è portare con sé un asciugamano e non farsi prendere dal panico.

Don't Panic, appunto. Due parole stampate sulla copertina della Guida Galattica in caratteri grandi e rassicuranti. Forse il miglior consiglio letterario del ventesimo secolo.

Luca Ceccarelli

 
 
 

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